Zimbaru stutatu
L’anno scorso, da un posticino nascosto, belava
un becco, spento… cioé, non piú desideroso di voler fare
sesso. Per questo motivo era stato separato e lasciato fuori dai cancelli
dov’era rinchiusa la mandria. Il pastore, gli aveva, ormai tolto il
campanello ed anche gli aggeggi che gli si mettevano addosso durante il periodo
di fertilità, per impedire che disturbasse le capre non ancora andate
in fregola. Visto però, che si era urinato di nuovo addosso, bisognava
mischiarlo un’altra volta con la mandria. E questa volta – concluse
il pastore – "se lo incorna anche il capretto… e se viene cavalcato
dal montone: A’ voglia 'e strica’ 'i corna allu canciellu!"
Metro - Terzine
di endecasillabi a rima incatenata.
Ia, pecuraru, l’avie’ scampanatu;
L’avie’ cacciatu pella(¹) e curtupassu(²),
Ca 'e tantu tiempu 'un s’ere’ cchjiú pisciatu.
Mue se vuo’ fare 'apede lu margiassu;
Le mintu n’atra vota 'u campaniellu;
'U 'mbisc-cu ccu lla mandra e cci lu lassu.

(clicca sull'immagine per ingrandire)
E ssi le truzze’ puru lu ciarviellu,
E d’ 'u muntune vene’ cavarcatu:
A’ voglia 'e strica’ 'i corna allu canciellu!
(¹) Pella: pezzo di pelle indurita, legata con due lacci sulle spalle del becco, pendente sotto la pancia vicino alle gambe posteriori, per evitare che penetrasse le capre non ancora andate in fregola; o quelle che andavano in fregola mentre allattavano i piccoli.
(²) Curtupassu: Pastòia; pezzo di fune
di saracchio, legato fra il nodello e la corona, dalla zampa destra anteriore
alla sinistra posteriore. In maniera tale da avere un passo piú corto
del naturale, che impedisce al becco di cavalcare le capre.